Fermo pesca o fermo biologico Adriatico, come funziona?
In questi giorni a Chioggia è in corso il fermo pesca: dal 31 luglio al 13 settembre 2026 alcune delle principali attività di pesca dell’Alto Adriatico si fermano per un periodo stabilito dalla normativa.
Ma cosa significa davvero?
Il fermo pesca è un periodo di interruzione temporanea dell’attività di pesca pensato per ridurre la pressione sugli stock ittici e permettere al mare di affrontare i propri cicli naturali, favorendo la crescita e il rinnovo delle risorse.
A Chioggia interessa in particolare la pesca con reti da strascico, rapidi e reti pelagiche a coppia, attività che rappresentano una parte importante della marineria locale. Non significa però che ogni tipo di pesca si fermi: le diverse attività hanno regole, periodi e sistemi di gestione differenti.
E perché proprio questo periodo?
Perché il fermo viene collocato in una fase dell’anno particolarmente importante per il ciclo biologico di molte specie. Lasciare il mare “riposare” significa dare alle risorse ittiche la possibilità di riprodursi e crescere, contribuendo a mantenere nel tempo un equilibrio tra attività di pesca e disponibilità delle risorse.
È un principio semplice: se vogliamo continuare a pescare domani, dobbiamo prenderci cura del mare oggi.
E a Chioggia questo tema è ancora più importante.
La nostra marineria vive da generazioni del rapporto con l’Adriatico e il suo lavoro è strettamente legato alla salute delle risorse marine. Pescatori e ricercatori collaborano da anni proprio per comprendere meglio gli stock e trovare un equilibrio tra sostenibilità ambientale e attività economica.
Il fermo, quindi, non è semplicemente un periodo in cui i pescherecci restano in porto.
È un investimento sul futuro del mare, del pesce e delle comunità che da quel mare vivono.
E per noi che il pesce lo portiamo in tavola, significa anche una cosa importante: rispettare i tempi della natura, scegliere consapevolmente e valorizzare il pescato quando torna disponibile.
Perché la qualità non è solo ciò che arriva nel piatto.
È anche sapere da dove viene, chi lo ha pescato e quanto è importante lasciare al mare il tempo di rigenerarsi.
E IL PESCE FRESCO? C’È ANCORA!
Una cosa importante da sapere è che fermo pesca non significa che tutta la pesca si fermi.
Il provvedimento riguarda infatti specifiche attività e sistemi di pesca, mentre altre forme di pesca continuano secondo calendari e regole differenti. Inoltre, il pesce può arrivare anche da zone e marinerie non interessate dal fermo.
Per questo, anche in questo periodo, in ristorante è possibile continuare a gustare pesce fresco, scegliendo ogni giorno tra le disponibilità del mercato e della filiera.
A seconda della pesca e della provenienza, possiamo trovare ad esempio cozze, vongole e altri molluschi, alici, sardine, sgombri, seppie e altre specie, oltre a prodotti provenienti da altre marinerie e da attività di pesca consentite.
La cosa più importante è proprio questa: non forzare il mare a darci ciò che in questo momento non può o non deve darci.
Il nostro compito è seguire la stagionalità, rispettare i periodi di fermo e scegliere il pescato disponibile, valorizzandolo al meglio.
Così il fermo pesca non diventa un limite, ma un’occasione per riscoprire una cucina ancora più legata al mare, alle stagioni e al lavoro dei pescatori.
Perché il vero pesce fresco non è quello che troviamo sempre.
È quello che il mare, nel rispetto dei suoi tempi, ci offre.


